Comunicati M.I.N.
L'euro non reggerà, ne siamo sicuri. Il complotto anglo-americano è giunto al suo interesse. Perché è ovvio che a guadagnarci, se lasceremo che l'euro crolli, saranno solamente le grandi multinazionali, in primis quelle anglo-americane. Diciamo "no", usciamo noi dal sistema monetario unico dell'Unione, adesso però, prima che sia troppo tardi. Prima che lo Stato Sociale affondi sotto il peso dell'inflazione. Armi alla mano, gente, è ora di combattere per la nostra libertà, per la libertà della nostra Nazione.
p.s. "armi alla mano", nel senso metaforico dell'espressione. Sia chiaro.
Il Movimento.
Uscire dall’euro, uscire dal capitalismo
I mezzi di comunicazione ufficiali e la stragrande maggioranza dei partiti politici si mostrano asserviti ai poteri forti ed insistono nel raccontarci una moltitudine di ipocrisie e luoghi comuni (oltretutto banali) sulla crisi, sulle cause, sugli effetti e sui presunti rimedi, spacciati come “riforme”, ma che sono controriforme reazionarie che tendono ad abolire le più avanzate conquiste di civiltà e di progresso ottenute dai popoli europei, un bagaglio di preziosi successi storici conseguiti grazie alle lotte dei movimenti di massa sorti nel ‘68: stato sociale, diritti e tutele a beneficio del mondo del lavoro, ecc.
Questi servi prezzolati professano (a chiacchiere) il nobile intento di scongiurare un duro “scontro generazionale” tra padri e figli, ma nei fatti agiscono per aizzare l’odio sociale attraverso drastiche controriforme che hanno precarizzato il mercato del lavoro ed hanno impoverito notevolmente le condizioni di lavoro e di vita di intere generazioni.
Mi riferisco a quegli interventi legislativi assolutamente iniqui e devastanti (cito il pacchetto Treu e la Legge 30, meglio nota come “Legge Biagi”) rispetto ai quali le responsabilità dei governi succedutisi negli ultimi 15 anni, di centro-destra e “centro-sinistra”, sono praticamente trasversali agli schieramenti parlamentari. Gli stessi organi di informazione che ieri hanno preparato il terreno ideologico per promuovere le suddette controriforme, oggi agitano lo spauracchio propagandistico dello spread per esigere ulteriori sacrifici dei padri a favore dei figli, in nome di un presunto “patto generazionale” che è l’ennesimo raggiro istituzionale contro le famiglie dei lavoratori.
Un’altra menzogna propinata dai mezzi di comunicazione, è lo stereotipo secondo cui la crisi finanziaria sarebbe esplosa in quanto “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. In realtà, le famiglie dei lavoratori, sia i padri che a maggior ragione i figli, negli ultimi 15 anni hanno visto ridursi drammaticamente il proprio reddito e il proprio tenore di vita, per cui la percentuale di chi ha effettivamente vissuto al di sopra delle proprie possibilità si riferisce a ristrette élite che fanno capo alle rendite e ai profitti capitalistici che hanno origine nell’alta finanza, ovvero nei giochi virtuali delle borse.
A coronamento di queste colossali bugie si propone la classica ciliegina sulla torta, vale a dire la persuasione comune, assolutamente falsa e mistificatoria, che solo il governo Monti “può salvarci dalla catastrofe”. Ma in che modo? Si pretende di curare il malato (nella fattispecie l’economia italiana, tuttavia il discorso è valido anche per altri Paesi) prescrivendo lo stesso trattamento farmacologico applicato finora, che si traduce in una serie di politiche basate sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni selvagge, sulla restrizione dei diritti e degli spazi di libertà, sull’abbattimento dei salari e del potere d’acquisto dei lavoratori in seguito a scelte politiche (non “tecniche”) che produrranno una spirale viziosa e inarrestabile di rincari dei prezzi e delle imposte indirette, insomma tutte le “terapie ultraliberiste” che hanno provocato la malattia, ossia la crisi.
Si esigeranno sacrifici crescenti da parte delle masse popolari su cui si scaricheranno gli effetti dolorosi della crisi, inasprendo la pressione fiscale tramite l’aumento dell’IVA, la reintroduzione dell’ICI, il balzo dei prezzi dei generi di prima necessità ed altre misure di austerità che deprimeranno ulteriormente i consumi e serviranno solo ad acuire e accelerare la recessione, le cui radici affondano nelle contraddizioni strutturali insite nel sistema stesso, riconducibili a fenomeni ciclici di sovrapproduzione e sottoconsumo.
Un’altra idea ingannevole è lo “spread”, che implica l’esistenza di un’identità nazionale degli acquirenti dei titoli di stato, che ovviamente non ha alcun fondamento, nel senso che in un’economia globale non può esistere, né si può concepire, un’identità nazionale degli indici di borsa, delle transazioni finanziarie e delle operazioni speculative sui mercati azionari, che per natura e per definizione sono sovranazionali. Lo spread, ossia il rendimento dei titoli di stato, è semplicemente il plusvalore che il capitale finanziario estrae da ogni Paese e l’assillo dei detentori del potere nell’alta finanza è conservare o accrescere questo plusvalore, poiché negli ultimi anni i profitti industriali sono calati del 40% in Europa a causa del trasferimento delle produzioni manifatturiere in quei Paesi (ad esempio Brasile, Cina e India) dove il costo della manodopera è assolutamente irrisorio. Il capitale finanziario internazionale ha dovuto esporre direttamente i suoi emissari, in Grecia e in Italia, per salvaguardare l’estrazione di plusvalore e mantenerlo esente da tasse.
Ma se i provvedimenti annunciati da Monti non hanno determinato finora significative variazioni nell’andamento dei mercati azionari, vuol dire che neanche i suoi mandanti hanno la garanzia che riesca a compiere il piano di macelleria sociale che gli hanno commissionato. I governi europei, in evidente difficoltà di fronte alla crisi che incalza, pretendono sacrifici sempre maggiori dai lavoratori, ma nel contempo temono la minaccia di un default, addirittura il rischio di un crollo “catastrofico” dell’euro. Ma che senso ha tutto ciò per i proletari, per quei lavoratori precari a vita che non hanno nulla da perdere, se non le loro catene, e un avvenire senza dubbio migliore da guadagnare?
Se le élite finanziarie hanno deciso di impossessarsi direttamente del governo di alcuni Stati nazionali (vedi Italia e Grecia) rimuovendo ogni mascheramento politico dei propri interessi ed esautorando l’autorità politica per sostituirsi ad essa ed essere artefice in prima persona della società capitalistica, vuol dire che principi costituzionali come “democrazia”, “sovranità popolare”, “stato sociale”, non hanno più ragion d’essere. Dopo che sarà svanita l’immagine apparentemente “tecnica” del governo (un concetto che implica un presupposto di neutralità che è assolutamente inesistente, e non potrebbe essere altrimenti) nel lungo periodo sarà evidente che la lotta politica non è contro la “destra berlusconiana”, bensì contro i signori del denaro e dell’alta finanza, cioè le nuove oligarchie economiche che ormai spadroneggiano in Europa e nel mondo.
Al punto in cui siamo, urge una fuoriuscita non soltanto dall’euro, ma dal capitalismo stesso. Il superamento di un sistema corrotto e fallito come il capitalismo, non potrà avvenire solo con l’indignazione, ma serve una lotta cosciente e volontaria per eliminarlo. Servono l’azione e la creatività politica dell’odierno proletariato precario per elaborare la coscienza comune di questa necessità ed immaginare uno sbocco rivoluzionario in un’altra formazione storica. Per assurdo, il proletariato potrà vincere solo nel momento in cui abolirà se stesso in una realtà sociale senza antagonismi o divisioni tra le classi.
Lucio Garofalo, da Rinascita http://www.rinascita.eu/
Riprendiamoci la sovranità monetaria.
Se è corretto che l’avvento del governo Monti in Italia e del governo Papademos in Grecia corrisponde a un colpo di stato finanziario imposto dalla Banca Centrale Europea (Bce), dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e dalla Commissione Europea sottomessa al direttorio di Francia e Germania che sono i principali Paesi creditori dell’Italia e della Grecia; se è corretto che l’economia italiana è fondamentalmente sana e che l’Italia, al pari del resto del mondo, sta pagando le conseguenze del crimine perpetrato dai poteri finanziari forti che hanno immesso sul mercato un ammontare di prodotti derivati pari a 700.000 miliardi di dollari, denaro virtuale che non ha riscontro con i beni prodotti, contro un Pil mondiale di 60.000 miliardi di dollari che corrisponde al valore della ricchezza reale dell’insieme degli Stati del mondo; se è corretto che nel 2000, prima dell’adesione all’euro, gli italiani stavano meglio di quanto non stiano oggi mettendo a confronto i dati concernenti il reddito pro-capite a prezzi costanti, l’occupazione reale, le esportazioni delle nostre imprese e la bilancia dei pagamenti; se tutto ciò è corretto allora è arrivato il momento di valutare seriamente e prendere successivamente e rapidamente la decisione di riscattare la nostra sovranità monetaria, che significa tornare a battere moneta in Italia uscendo dall’euro, come presupposto inevitabile per salvaguardare la nostra sovranità nazionale, affinché non ci si ritrovi sempre più succubi di un’Europa centralistica e autoritaria egemonizzata dalla Germania e sempre più in balia dei poteri finanziari forti che ci schiavizzeranno riducendoci, al pari dei cinesi capital-comunisti, in semplici produttori di materialità per far crescere illimitatamente il Pil, la cui ricompensa corrisponderà alla possibilità di consumare il più possibile, scardinando la nostra civiltà svuotandola di qualsiasi presenza di spiritualità, valori non negoziabili, identità comunitaria e nazionale, certezza delle regole e democrazia sostanziale.
Prendendo liberamente spunto,
Il Movimento.
COMUNICATI M.I.N:
Le consultazioni del Presidente della Repubblica delineano il comportamento anti-italiano dei leader e dei partiti votati dai cittadini. Il governo Monti appariva un'alternativa possibile qualche mese fa, oggi invece è una certezza. Lo sgretolamento della maggioranza sembra sempre più "studiato", forse da tempo si sapeva come doveva andare a finire.
Solo la Lega si è opposta all'insediamento di tecnocrati nelle file del governo italiano, e ciò ci fa trarre due conclusioni:
1) Un movimento regionalista e federalista, che da anni decanta alla seccessione, si è reso conto che la politica liberal-liberalista è un problema per l'economia, nazionale e territorialmente circoscritta.
2) Malgrado molte sottomissioni a voleri della maggioranza, la Lega, nel bene e nel male, opinabilmente, è l'unico movimento che giuda una lotta di popolo con valori e obiettivi. Altroche Sinistra, Ecologia e Libertà, altroché i cialtroni dell'Italia dei Valori, che prima dichiarano di non voler appoggiare il golpe finanziario di Napolitano-Monti-Obama, e poi calano le braghe. Ci affianchiamo all'odierna posizione della Lega, senza tuttavia condividerne valori fondamentali e percorsi intrapresi.
L'unica alternativa, rinnoviamo l'invito, è il Socialismo Nazionale. Speriamo in una collaborazione tra i nascenti, e i nati, movimenti schierati verso il socialismo reale, e auspichiamo alle elezioni nell'immediato. Prima del nuovo anno, permettendo al popolo di esprimersi e di scegliere.
Per collaborare con il progetto di unità del Socialismo Nazionale, contattare il nostro Movimento presso l'indirizzo movimentoideanazionale.os@gmail.com.
Il Movimento,
FINE DELL'ERA BERLUSCONIANA. CHI CI GUADAGNA?
Berlusconi, con una mossa da consumato massone, ha temporalmente predisposto la sua uscita di scena in modo che la “polpetta avvelenata” confezionata per l’Italia dalla Banca centrale europea, la debba ingoiare anche la cosiddetta opposizione. Pertanto, tra qualche giorno nel parlamento italiano, si consumerà - con buona pace della massa grigia degli italiani con la coda - un’ultima cena.
Un banchetto che, a differenza della classica ultima cena immortalata da Leonardo in cui era presente un solo “Giuda”, l’ultima cena di questa cosiddetta democrazia parlamentare, vedrà centinaia di traditori dell’Italia appartenenti a tutte le varie categorie partitiche rappresentate. Questa situazione suscita quanto meno una riflessione, perché pone problemi seri sulla democraticità dell’azione che ha portato alla caduta di Berlusconi, andando ad intaccare il mito della “sovranità popolare” tanto decantata, potendosi invece acquisire la certezza della esistenza di forze occulte che si muovono e che agiscono indisturbate oltre e a prescindere da valutazioni di carattere democratico.
Tutto ciò dimostra che Berlusconi non è caduto per una volontà interna alle istituzioni e tanto meno, purtroppo, per una sollevazione popolare, ma per l’azione di poteri forti esterni che non hanno alcuna legittimità democratica. Tutto questo fornisce anche la misura della forza di tali poteri e rende ancora più evidente l’azione di solo supporto logistico svolto nella circostanza dalla cosiddetta e variegata opposizione parlamentare che, adesso, deve per forza ingoiare la sua parte della polpetta avvelenata.
Processi e meccanismi dell’economia sovrana
di Oscar Strano
Le crisi finanziarie non sono una novità: da sempre conducono lo sviluppo della moneta e dei mercati finanziari. Per quanto quest’ultima crisi possa sembrare diversa, ha sempre delle somiglianze con le precedenti. Possiamo dire che esserne consapevoli significa sforzarsi a migliorare e a prevenire queste “follie” finanziarie, ma, ai fatti, questo non si è mai avverato.
In comune c’è sempre l’accumulazione di debiti (di stato, privati o delle banche). E non c’è da fidarsi quando sentiamo parlare d’immissione di liquidità e della “conseguente crescita economica”. L’immissione di liquidità nel mercato ha effetti molto simili nel medio periodo a quelli di un taglio ai tassi d’interesse. Nel caso dell’Unione europea è la Bce che decide (soltanto una volta al mese) un eventuale cambiamento del tasso di sconto ossia di quello che volgarmente chiamiamo “l’interesse” dell’Unione europea, quindi il tasso ufficiale con cui la Bce presta denaro alle banche. Quando però una crisi di liquidità si verifica con eccessiva rapidità imponendo interventi tempestivi, la banca centrale immette liquidità immediatamente, prestando denaro anche solo per un giorno e magari prestandolo a tassi diversi e più bassi del tasso ufficiale di sconto. Garantendo la salvezza delle banche, ovviamente. L’indebitamento, nel caso privato, può inflazionare i prezzi delle case e dei titoli azionari, facendoli salire a livelli molto più alti di quelli sostenibili. L’inganno del boom economico è una maschera per indebitarsi di più; queste fasi determinano false certezze sulle bontà delle politiche economiche di un governo, sulla stabilità del sistema finanziario, mentre gli imprenditori, le banche e lo Stato continuano a indebitarsi.
Ma di crisi finanziarie ne esistono svariate: i default sul debito sovrano, che si verificano quando uno Stato non rispetta le scadenze dei pagamenti per il debito estero o per quello domestico (o per entrambi); poi ci sono le crisi bancarie (protagoniste indiscusse del decennio scorso) dove una buona parte del sistema bancario nazionale si viene a trovare in stato di insolvenza a causa di perdite sugli investimenti (certamente non parliamo di piccole perdite!); un altro tipo di crisi è quella delle valutarie, avete presente ciò che è accaduto in Asia, Europa e America Latina nel decennio 1990-2000? Ecco, quando, quindi, il valore della moneta di un paese scende precipitosamente. Ultime ma non per importanza sono le crisi dovute a lunghi (a volte anche lunghissimi) periodi di inflazione dove gli aumenti di quest’ultima equivalgono a un insolvenza, dal momento che l’inflazione consente a tutti i debitori di rimborsare i debiti in una moneta che ha un potere d’acquisto molto inferiore a quello che aveva quando i debiti furono contratti.
Parecchie crisi finanziarie passate sono state determinate dall’abbassamento del valore della moneta che avveniva quando il re, l’imperatore o il “governante” di turno, riduceva il contenuto in oro (o altri metalli preziosi come l’argento) della moneta nella nazione per pagare i deficit di bilancio provocati, spesso e volentieri, dalle guerre. Oggi non si usa più tosare le monete per sanare un deficit di bilancio, ma ciò non vuole dire che le crisi finanziarie non abbiano continuato a generarsi (o meglio essere generate) e affliggere i paesi bersaglio. Molti libri parlano della storia delle crisi finanziarie e dei loro radicamenti (“Questa volta è diverso”, di Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff; oppure “Storia delle crisi finanziarie” di Kindleberger), perciò è importante informarsi. Per comprendere il marciume del sistema, per comprendere i processi e gli infami meccanismi di un economia sovrana e non sociale; di un economia che qualche economista ha definito, accuratamente, canaglia. Insomma, l’economia non ammette ignoranti.